Il dilemma dei miner: l’hashrate aumenta, i profitti diminuiscono, la sfida esistenziale di bitcoin
La rete Bitcoin si trova attualmente in una fase di “alta sicurezza e bassa redditività”: la potenza di calcolo rimane stabilmente sopra 1 zettahash, un livello storico, mentre il reddito per unità di calcolo dei miner è crollato ai minimi, innescando una ristrutturazione strutturale del settore.
Il 27 novembre, la difficoltà di mining di Bitcoin è diminuita di un altro 2% al blocco 925344, raggiungendo 149,30 trilioni, segnando il secondo aggiustamento al ribasso del mese, ma l’intervallo tra i blocchi rimane vicino all’obiettivo di 10 minuti. L’indicatore chiave che misura i profitti dei miner, il “prezzo dell’hashrate”, è crollato del 50% nelle ultime settimane, toccando il minimo storico di 34,20 dollari per PB al secondo.
Il contrasto tra l’elevata potenza di calcolo e i bassi profitti deriva dalla polarizzazione tra i miner. I piccoli operatori, incapaci di assicurarsi elettricità a basso costo, stanno uscendo rapidamente dal mercato, mentre i grandi operatori con contratti di fornitura a lungo termine e centrali elettriche off-grid continuano ad espandersi stabilmente.
Persino il gigante delle stablecoin Tether ha sospeso il suo progetto di mining in Uruguay a causa dell’incertezza sui costi energetici e sulle tariffe, riflettendo la pressione sulla sopravvivenza dei piccoli e medi miner. Apparentemente la potenza di calcolo non è diminuita, ma in realtà è il risultato di una concentrazione del settore, con un numero significativamente ridotto di entità che sostengono la sicurezza della rete.
La tendenza alla concentrazione nasconde dei rischi: fattori singoli come condizioni meteorologiche estreme o limitazioni della rete elettrica potrebbero innescare reazioni a catena. I mercati finanziari hanno già reagito: a novembre, la capitalizzazione delle società minerarie quotate in borsa è evaporata di quasi 30 miliardi di dollari, scendendo dal picco di 87 miliardi a 55 miliardi di dollari, per poi rimbalzare leggermente a 65 miliardi di dollari.
La percezione degli investitori verso le società minerarie sta cambiando: non vengono più viste come “sostituti di Bitcoin”, ma come centri dati con attributi crypto aggiuntivi.
I miner occidentali devono ora stipulare contratti di fornitura elettrica a lungo termine, trasferirsi in aree con reti elettriche più flessibili, o accettare ordini per intelligenza artificiale e high performance computing (HPC) per aprire nuovi canali di reddito.
Per valutare la direzione del settore, bisogna monitorare tre indicatori principali: un forte calo della difficoltà di mining confermerà l’uscita dei miner ad alto costo, mentre un rimbalzo indicherà la riattivazione della capacità inattiva; se le commissioni di transazione aumentano a causa della congestione della mempool, i profitti potrebbero migliorare nel breve termine; a livello politico, controlli alle esportazioni e modifiche alle regole della rete elettrica possono cambiare istantaneamente la struttura dei costi.
Il paradosso attuale della rete Bitcoin è particolarmente evidente: a livello di protocollo, la sicurezza non è mai stata così alta grazie all’elevata potenza di calcolo, ma il settore minerario di base affronta pressioni di liquidazione e consolidamento del capitale.
Se la stretta di liquidità e i costi energetici elevati persistono, il settore vedrà ulteriori fusioni e migrazioni; se il prezzo di Bitcoin e le commissioni dovessero rimbalzare, parte della capacità inattiva verrà riattivata, ma i proprietari e i modelli operativi saranno ormai completamente cambiati.
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