In una mossa decisiva che potrebbe plasmare il futuro finanziario dell’Europa, 70 economisti di spicco ed esperti di politica hanno lanciato questa settimana un severo avvertimento ai membri del Parlamento Europeo: l’euro digitale deve dare priorità all’interesse pubblico sopra ogni altra cosa, oppure rischia di cedere la sovranità monetaria europea alle corporation straniere. Questo appello urgente arriva mentre l’uso del contante continua a diminuire costantemente in tutto il continente, creando quella che gli esperti definiscono una vulnerabilità critica nell’infrastruttura finanziaria europea. La lettera collettiva, inviata il 15 marzo 2025, rappresenta uno degli interventi più significativi nel dibattito in corso sull’euro digitale, evidenziando le crescenti preoccupazioni sull’autonomia dei sistemi di pagamento in un’economia sempre più digitale.
L’Euro Digitale Deve Servire Innanzitutto l’Interesse Pubblico
La lettera degli economisti presenta una visione completa di quella che definiscono una valuta digitale “public-first”. Secondo la loro analisi, l’euro digitale dovrebbe funzionare come un servizio pubblico e non come un prodotto commerciale. Sostengono in particolare che i servizi di base restino gratuiti, garantendo così l’accesso universale indipendentemente dal reddito o dall’alfabetizzazione digitale. Questo approccio contrasta direttamente con le soluzioni di pagamento private esistenti che spesso includono commissioni sulle transazioni o richiedono saldi minimi.
Inoltre, gli esperti sottolineano che la valuta digitale deve mantenere la piena interoperabilità in tutte le nazioni della zona euro. Un sistema frammentato, sostengono, minerebbe lo scopo stesso di una valuta europea unificata. La lettera cita progetti di infrastruttura digitale pubblica di successo come il sistema di e-residency estone e i servizi governativi digitali finlandesi come possibili modelli di implementazione.
Tutelare la Sovranità Monetaria Europea
La sovranità monetaria è la preoccupazione centrale che anima la posizione degli economisti. Poiché la circolazione di denaro fisico diminuisce di circa il 7% all’anno in Europa, secondo i dati della Banca Centrale Europea, i cittadini si affidano sempre di più ai processori di pagamento privati. Questo cambiamento crea quella che gli esperti chiamano “dipendenza infrastrutturale” da soggetti non europei. La lettera menziona esplicitamente i rischi potenziali derivanti dalle reti di carte americane e dai sistemi di pagamento delle Big Tech che stanno espandendo la loro presenza nei mercati europei.
Gli economisti presentano un contesto storico convincente, osservando come il controllo dei sistemi monetari abbia rappresentato per secoli un aspetto fondamentale della sovranità statale. Fanno riferimento alle difficoltà incontrate dall’European Payments Initiative come prova delle sfide nella creazione di alternative domestiche ai player internazionali affermati. Senza un euro digitale pubblico, sostengono, l’Europa potrebbe trovarsi nell’impossibilità di attuare una politica monetaria indipendente durante future crisi finanziarie.
| Commissioni di Base sulle Transazioni | Gratuito | Tipicamente 1-3% |
| Standard di Privacy dei Dati | Conformità GDPR europea | Varia in base alla giurisdizione |
| Capacità di Risposta alle Crisi | Controllo diretto della banca centrale | Dipendente dalle policy aziendali |
| Garanzia di Accesso Universale | Sì, come infrastruttura pubblica | Discrezione commerciale |
| Requisito di Interoperabilità | Obbligatorio in tutta la zona euro | Limitato da accordi commerciali |
Il Principio della Complementarità del Contante
È importante sottolineare che gli economisti respingono esplicitamente qualsiasi idea che l’euro digitale debba sostituire la valuta fisica. Al contrario, sostengono quella che definiscono una “architettura monetaria complementare”. Questo approccio riconosce che circa il 15% degli europei, in particolare anziani e residenti in aree rurali, preferiscono o dipendono ancora dalle transazioni in contanti. La stessa Banca Centrale Europea indica che l’eliminazione totale del contante colpirebbe in modo sproporzionato le fasce più vulnerabili.
La lettera cita l’approccio prudente adottato dal Giappone nell’implementazione della valuta digitale, dove le autorità hanno sottolineato il mantenimento dell’accesso al contante anche durante lo sviluppo di alternative digitali. Questa prospettiva equilibrata riconosce la transizione tecnologica proteggendo allo stesso tempo l’inclusione finanziaria. Gli esperti suggeriscono che l’Europa potrebbe adottare garanzie simili, imponendo eventualmente l’accettazione del contante per i servizi essenziali indipendentemente dai tassi di adozione dell’euro digitale.
Minacce Competitive all’Infrastruttura dei Pagamenti Europea
L’avvertimento degli economisti assume particolare urgenza alla luce degli sviluppi recenti del mercato. Le reti internazionali di carte hanno aumentato il volume delle transazioni europee del 22% negli ultimi tre anni, mentre le piattaforme di pagamento delle Big Tech sono cresciute ancora più rapidamente. Questa espansione crea quella che gli esperti definiscono una “concentrazione del rischio sistemico” nell’ecosistema dei pagamenti europeo. Senza un’alternativa pubblica, sostengono, l’Europa potrebbe perdere sia leva economica che capacità di risposta alle crisi.
La lettera evidenzia in particolare diversi scenari preoccupanti:
- Vulnerabilità alle sanzioni: La dipendenza da processori di pagamento esteri potrebbe limitare la capacità dell’Europa di attuare una politica estera indipendente
- Rischi per la sovranità dei dati: I dati delle transazioni che transitano attraverso sistemi non europei potrebbero non ricevere la protezione GDPR
- Stagnazione dell’innovazione: Il dominio di mercato degli operatori affermati potrebbe soffocare lo sviluppo della fintech europea
- Esclusione finanziaria: Le aziende private potrebbero escludere determinate transazioni o demografie per motivi commerciali
Precedenti Storici e Implicazioni Future
Gli storici della finanza che hanno contribuito alla lettera tracciano parallelismi con precedenti transizioni monetarie, in particolare il passaggio dell’Europa dalle valute nazionali all’euro. Quel processo, seppur complesso, ha alla fine rafforzato l’integrazione economica europea. L’euro digitale, suggeriscono, rappresenta un punto di svolta simile per l’era digitale. Tuttavia, mettono in guardia sul fatto che un’azione tardiva potrebbe risultare più dannosa di un’implementazione imperfetta.
Sviluppi recenti in altre regioni aggiungono contesto al dibattito europeo. Lo yuan digitale cinese raggiunge già centinaia di milioni di utenti, mentre diverse nazioni caraibiche hanno implementato valute digitali della banca centrale. Perfino gli Stati Uniti, tradizionalmente prudenti riguardo allo sviluppo del dollaro digitale, hanno accelerato la ricerca dopo l’espansione delle stablecoin private. Il ritmo relativamente lento dell’Europa, avvertono gli economisti, crea una vulnerabilità strategica in un panorama finanziario globale sempre più competitivo.
Sfide di Implementazione e Considerazioni Tecniche
Pur sostenendo con forza lo sviluppo dell’euro digitale, gli economisti riconoscono ostacoli significativi all’implementazione. La protezione della privacy rappresenta forse la questione più delicata, con i cittadini europei che esprimono costantemente preoccupazioni sul controllo finanziario. La lettera suggerisce soluzioni tecniche tra cui:
- Capacità di effettuare transazioni offline per piccoli pagamenti
- Livelli di privacy graduati in base all’importo della transazione
- Supervisione indipendente dei protocolli di accesso ai dati
- Report periodici sulla trasparenza pubblica
L’infrastruttura tecnica rappresenta un’altra sfida. Il sistema dell’euro digitale dovrà gestire potenzialmente miliardi di transazioni giornaliere mantenendo una sicurezza assoluta. Gli esperti fanno riferimento al successo nel ridimensionamento dei sistemi di pagamenti istantanei europei come prova che tale infrastruttura sia raggiungibile. Tuttavia, sottolineano che la progettazione del sistema deve dare priorità alla resilienza sopra ogni altra cosa, dato il suo potenziale ruolo come infrastruttura finanziaria critica.
Conclusione
L’intervento collettivo degli economisti segna un momento cruciale nel dibattito sull’euro digitale. La loro enfasi su interesse pubblico, sovranità monetaria e complementarità del contante fornisce un quadro chiaro per quella che potrebbe diventare l’innovazione finanziaria più importante per l’Europa dai tempi dell’introduzione dell’euro. Con la trasformazione digitale che accelera in tutti i settori economici, le decisioni prese sulla progettazione dell’euro digitale probabilmente avranno risonanza per decenni. L’avvertimento sul dominio dei pagamenti stranieri è un promemoria tempestivo: nell’era digitale, la sovranità monetaria richiede una difesa attiva attraverso l’innovazione tecnologica. L’Europa ora si trova davanti a una scelta chiara: sviluppare un euro digitale orientato all’interesse pubblico o rischiare un’erosione graduale della sua autonomia finanziaria in un’economia globale sempre più digitale.
FAQ
D1: Cos’è esattamente l’euro digitale?
L’euro digitale rappresenta una proposta di valuta digitale della banca centrale (CBDC) che funzionerebbe come contante digitale emesso direttamente dalla Banca Centrale Europea e dalle banche centrali nazionali. A differenza del denaro delle banche commerciali o dei pagamenti elettronici privati, costituirebbe un credito diretto nei confronti della banca centrale, combinando la sicurezza del denaro della banca centrale con la comodità dei pagamenti digitali.
D2: Perché gli economisti sono preoccupati per il dominio dei pagamenti stranieri?
I processori di pagamento esteri attualmente gestiscono circa il 65% delle transazioni digitali europee. Questa dipendenza crea diversi rischi: i dati delle transazioni possono lasciare la giurisdizione europea, le commissioni drenano valore economico dall’Europa e durante crisi o tensioni geopolitiche, l’Europa potrebbe non disporre di capacità di pagamento indipendenti. Gli economisti avvertono che ciò potrebbe minare l’efficacia della politica monetaria e la stabilità finanziaria.
D3: In cosa si differenzia l’euro digitale dai pagamenti digitali attuali?
I pagamenti digitali attuali coinvolgono tipicamente trasferimenti tramite banche commerciali o processori di pagamento privati. L’euro digitale rappresenterebbe invece denaro della banca centrale direttamente, offrendo potenzialmente una protezione legale più forte, costi inferiori per i servizi di base, disponibilità garantita durante crisi bancarie e una progettazione orientata al beneficio pubblico piuttosto che alla massimizzazione del profitto.
D4: L’euro digitale sostituirà il contante fisico?
No. Gli economisti sostengono esplicitamente che l’euro digitale debba essere complementare e non sostitutivo del contante fisico. Le autorità europee hanno ripetutamente ribadito l’impegno a mantenere la disponibilità del contante. Questo approccio garantisce inclusione finanziaria a tutte le fasce demografiche offrendo al contempo comodità digitale a chi la preferisce.
D5: Cosa succede se l’Europa non sviluppa un euro digitale?
Senza un euro digitale, gli economisti prevedono la continua espansione dei processori di pagamento stranieri nei mercati europei. Questo potrebbe progressivamente ridurre l’influenza europea sulla propria infrastruttura di pagamento, portando potenzialmente a costi più elevati per consumatori e imprese, minore capacità di risposta alle crisi e ridotta possibilità di influenzare gli standard finanziari globali.

