Nel 2026, Goldman Sachs non fornirà più una "risposta media" — un giudizio complessivo basato su sette rapporti di settore
Verso la fine dell’anno, le principali banche d’investimento pubblicano concentratamente le prospettive di settore per l’anno successivo.
Ma se ti limiti a leggere qualche articolo qua e là, è facile lasciarsi influenzare da conclusioni diverse.
Questa volta, quindi, ho fatto una cosa più “lenta”, ma anche più preziosa—
ho letto insieme i sette report annuali di settore per il 2026 pubblicati da Goldman Sachs a dicembre.
I settori coperti includono:
semiconduttori, ristorazione, consumo di marca, consumo essenziale, immobiliare e materiali da costruzione, servizi di difesa e hotel e gioco d’azzardo.
La conclusione è molto chiara e coerente:
Nel 2026, Goldman Sachs non darà più “risposte medie”.
I. Un consenso molto chiaro: differenziazione, non miglioramento complessivo
Se dovessi riassumere il giudizio di Goldman Sachs sul 2026 in una frase, sarebbe questa:
Non si prezza più il “settore nel complesso”, ma si riconosce che la differenziazione di lungo termine è ormai avvenuta.
Noterai che, praticamente in ogni settore, Goldman Sachs sottolinea ripetutamente lo stesso concetto:
Non tutte le aziende possono beneficiare
Non tutte le domande torneranno
E non è nemmeno che “quando tocca a questo settore deve salire”
Non si tratta di un giudizio emotivo, ma di un tipicoquadro di ricerca post-ciclica.
II. Consumo americano: non ripresa, ma spaccatura strutturale
1️⃣ Ristorazione: i vincitori continuano a guadagnare quote
Nel settore della ristorazione, l’atteggiamento di Goldman Sachs è piuttosto realistico.
Secondo loro:
Le fasce di reddito basso sono ancora sotto pressione
I giovani consumatori sono più cauti
Lo spazio per la crescita tramite l’aumento dei prezzi si è notevolmente ridotto
In questo contesto, a vincere non è “il più economico”, ma chi possiede:
vantaggio di scala
efficienza operativa
digitalizzazione e sistemi di membership
In altre parole,la crescita della ristorazione deriva più dal “forte che mangia il debole” che dall’espansione della domanda stessa.
2️⃣ Abbigliamento e consumo di marca: i soldi ci sono, ma vanno solo a pochi brand
Rispetto alla ristorazione, Goldman Sachs non è pessimista sull’abbigliamento e il consumo di marca.
Non pensano che i consumatori non comprino più vestiti,
ma sottolineano molto chiaramente:
La spesa si sta concentrando sulle aziende con forza di brand e capacità esecutiva.
A determinare il successo non è il ciclo di settore, ma:
se il brand ha potere di prezzo
se il canale è sotto controllo
se gestione delle scorte, costi e ritmo è stabile
Questo significa:
il settore può sopravvivere, ma non significa che tu ci riesca.
3️⃣ Consumo essenziale: la natura difensiva sta venendo meno
Questa è una valutazione un po’ controintuitiva.
Tradizionalmente il consumo essenziale è considerato un asset difensivo.
Ma secondo Goldman Sachs per il 2026:
nel complesso il consumo essenziale potrebbe ancora sottoperformare il mercato.
I motivi non sono complicati:
cambiamento nella struttura dei consumi
competizione dei marchi privati
effetti a lungo termine dei farmaci GLP-1 su dieta e abitudini di consumo
Goldman Sachs punta davvero alle opportunità strutturali nei segmenti di nicchia, non all’etichetta “essenziale” in sé.
III. AI e semiconduttori: il tema resta, ma entra in fase di “selezione rigorosa”
Nel comparto tecnologico, soprattutto nei semiconduttori, il segnale di Goldman Sachs è cruciale.
Non negano che gli investimenti in AI proseguano,
e riconoscono che il Capex infrastrutturale abbia ancora margini di revisione al rialzo.
Ma allo stesso tempo, sottolineano ripetutamente:
Nel 2026, l’investimento in AI torna a essere una “domanda a scelta multipla”, non più un “sì o no”.
Il focus della ricerca è passato da:
hai l’AI o no
a:la struttura dei clienti è di alta qualità
partecipi davvero alle fasi chiave di training e inferenza
il modello di business può generare flussi di cassa sostenibili
Ecco perché vedi Goldman Sachs cominciare a ridurre il rating di alcune aziende con una forte etichetta AI ma fondamentali deboli.
In sintesi:
AI è ancora importante, ma raccontare storie non basta più.
IV. Settori tradizionali: il settore non conta, conta l’azienda
Immobiliare e materiali da costruzione
Goldman Sachs mantiene un atteggiamento prudente sull’intera filiera immobiliare.
I motivi sono semplici:
i tassi d’interesse sono ancora alti
i volumi di transazioni sono bassi
la fiducia dei consumatori è scarsa
Ma non bocciano del tutto il settore.
Sono disposti a investire in quelle aziende che hanno:
ritorno sul capitale chiaro
forte capacità di controllo dei costi
capacità di mantenere i profitti durante i cicli deboli
Il settore è in controtendenza, ma le aziende possono essere diverse.
Difesa e servizi IT governativi
Nel settore della difesa e dei servizi governativi, Goldman Sachs sottolinea ancora la differenziazione.
Con i bilanci che si restringono e i contratti più severi,
il settore nel complesso è sotto pressione, ma poche aziende riescono comunque a distinguersi.
Il motivo è uno solo:
alto contenuto tecnologico, in linea con le esigenze di sicurezza e digitalizzazione a lungo termine.
Hotel e gioco d’azzardo: netta separazione tra fascia alta e bassa
Nel settore hotel e gioco d’azzardo, il termine usato da Goldman Sachs è molto diretto:
biforcazione.
i consumi di alta gamma, i flussi turistici internazionali e gli asset di destinazione restano resilienti
la domanda di fascia bassa e sensibile al prezzo resta sotto pressione
Questo, in sostanza, è lo stesso principio applicato ai settori dei consumi sopra descritti.
V. Guardando insieme i sette settori, cosa vuole davvero dire Goldman Sachs?
Mettendo a confronto questi sette report, emerge un quadro molto chiaro:
Consumi: stratificazione
Tecnologia: differenziazione
Settori tradizionali: sopravvivenza dei migliori
Nel 2026, Goldman Sachs non cerca più di dare una “narrazione unica”,
ma ammette molto chiaramente:
questo sarà un anno che premierà solo poche aziende.
La mia interpretazione:
Dopo aver letto questi report, ho avuto una sensazione molto forte:
Il 2026 forse non sarà un anno in cui è facile commettere grandi errori,
ma sicuramente sarà difficile guadagnare con una “allocazione media”.
L’indice potrebbe ancora salire,
le storie potrebbero ancora essere raccontate,
ma i veri extra profitti si concentreranno solo dove la struttura è davvero ottimale.
Se sei ancora abituato a usare:
rotazione settoriale
etichette di concetto
allora il 2026 potrebbe essere un anno difficile.
Ma se sei disposto a:
accettare la differenziazione
riconoscere la non uniformità
rimettere il focus sulla qualità aziendale
allora quest’anno, invece, sarà un anno di vantaggio per gli investitori che fanno ricerca.
Esclusione di responsabilità: il contenuto di questo articolo riflette esclusivamente l’opinione dell’autore e non rappresenta in alcun modo la piattaforma. Questo articolo non deve essere utilizzato come riferimento per prendere decisioni di investimento.
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